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Agricantus 2026

Agricantus nasce come un laboratorio musicale mediterraneo, non come una band nel senso tradizionale del termine.
Fin dalle origini ha messo in relazione le musiche del Sud Italia, la lingua siciliana, gli strumenti etnici e le possibilità offerte dall’elettronica e dalle tecnologie del suono, aprendosi al dialogo con altre culture, stili e linguaggi musicali, sostenendone la conoscenza e la protezione. Nel tempo, questo percorso ha attraversato trasformazioni profonde, cambi di assetto, fasi di silenzio e ripensamento.
Come accade a ogni esperienza artistica autentica, Agricantus non è rimasto immobile: ha mutato forma, ha cambiato voce, ha continuato a interrogarsi.

Oggi Agricantus prosegue il suo cammino attorno alla visione creativa di Mario Crispi, fondatore, autore e garante poetico del progetto, affiancato da una nuova generazione di musicisti cresciuti ascoltando questa esperienza e pronti a tradurla nel linguaggio del presente.
Agricantus riprende il suo viaggio per riattivare un processo: quello della convivenza, della fusione tra radici e futuro, tra sedimentazione e trasformazione, attraverso una testimonianza attiva per non disperdere memoria e sensibilità.

Il Mediterraneo resta il suo orizzonte naturale: non come spazio folklorico, ma come luogo di attraversamenti, conflitti, scambi, identità in continuo movimento.
La lingua siciliana, le musiche del Sud, gli strumenti tradizionali e le sonorità elettroniche e digitali convivono in una scrittura che rifiuta le categorie rigide e cerca nuove forme di racconto musicale e che, soprattutto in un città come Palermo, vivono sottotraccia continua, schiacciati da modalità comunicative disumanizzanti.

E’ il nuovo corso di Agricantus.
Guarda avanti offrendo la sua esperienza artistica e narrativa alle giovani generazioni. Si apre al coinvolgimento di giovani musicisti e creativi, in un passaggio simbolico di testimone che rilegga l’arte espressiva musicale ancestrale, antica, moderna e contemporanea, rendendola viva, necessaria, ancora generativa.
Siamo qui perché alcune domande musicali e poetiche sono più che mai aperte, e meritano di essere attraversate ancora.
E suonate.